9 Febbraio, 2025 - Nessun Commento

BIBLIOGRAFIA PONTINA

BIBLIOGRAFIA PONTINA

“LA TRADIZIONE DELLE PROCESSIONI A TERRACINA”. E’ una piacevole ricerca delle tradizioni religiose espresse attraverso le processioni nella storia della città di Terracina. Lo ha scritto Anna Maria Masci, edizioni Ventus. L’Autrice si sofferma su alcune delle migliori tradizioni popolari (le processioni della Madonna del Carmine, di San Silviano, dell’Assunta, del Corpus Domini, di S. Antonio, di San Cesareo, alcune tuttora celebrate e frequentate, altre che pur avendo perduto parte della loro originaria importanza, ricordano come i Terracinesi siano riusciti a superare le molteplici avversità del percorso aggregativo anche confidando in riti che sono andati via via precisando i nuovi significai che la religione e lo stesso popolo ha loro attribuito.

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“QUEL BALLO CON IL DUCE”. E’ il risultato del recupero di un antico
diario di Stella Carfagna fatto dalla nipote Daniela Carfagna, persona
nota a Sabaudia e in provincia per la dedizione e la professionalità
con cui ha curato per decine di anni la documentazione della vita della “città nuova” di Sabaudia, contribuendo in maniera decisiva al salvataggio delle memorie civiche, e dei documenti di nascita e sviluppo della Città. Autrice di numerose altre pubblicazioni, Daniela
Carfagna appartiene ad una numerosa famiglia  originaria di Priverno
ma sparsa ormai sul territorio pontino, che ha segnato numerosi contributi allo sviluppo della società locale. Il diario racconta in toni leggeri ma profondi la lunga vita di Stella Carfagna e le sue
avventure e aneddoti, tra i quali quello di quando, nel corso di una festa dedicata ai primi anni della città di Sabaudia, ebbe l’occasione di essere invitata a ballare da Benito Mussolini. Un episodio che si potrebbe giudicare “minore” se non si rifacesse alla vicenda della nascita e affermazione della “Città nel Parco”, quella Sabaudia nata
come seconda “città nuova” ed oggi affermato centro del Razionalismo,
della Natura, della frequentazione di intellettuali e artisti  come Moravia, Pasolini, Emilio Greco, e del Turismo. Edizioni Atlantide, dirette da Dario Petti.

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“LA CUCINA AL TEMPO DEI CAETANI”. Proseguendo la sua ultradecennale
ricerca del rapporto tra società e alimentazione, attraverso lo studio
dei prodotti agricoli della produzione locale, il professore Giuseppe Nocca – stavolta con la collaborazione attiva di  Anna Maria Masci (che firma con Nocca il congruo volume) – si immerge nella ricerca dei cibi maggiormente “frequentati” durante il periodo in cui la nobile Famiglia Caetani visse e si affermò tra Sermoneta, Fondi e Minturno.
Lo studio, in particolare, si sofferma tra il XV e il XVIII secolo. Ne viene fuori una narrazione leggera e seria, ricca di “scoperte” o riscoperte , di analisi scientifiche dell’evoluzione dell’arte
culinaria vista dalla parte degli alimenti che vennero utilizzati e che consentirono lo sviluppo della società contadina, “borghese” e nobiliare. Un piacevole percorso attraverso i tempi, il lavoro dei campi, la fantasia della cucina popolare o raffinata, che impegna il
lettore per quasi 500 pagine. Pubblicato da Ali Ribelli di Gaeta, direttore di redazione Jason R.  Forbus.

 

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“APPRODO”. Conosco Giuseppe Napolitano da quando il Padre Nicola
ricopriva con prestigio l’incarico di  preside di un Istituto
superiore di Formia. Giuseppe Napolitano è la rappresentazione dal
vivo dell’adagio secondo cui l’allievo (figlio) supera il maestro (il
padre), ammesso ma non concesso che questo genere di competizione sia
applicabile alla Poesia. E una bella produzione poetica è l’opera
“Approdo” (Oloklérose, nella trasposizione della traduzione greca). Il
volumetto èdito dalla Volturnia Edizioni è la intesi di un felice
incontro tra un Autore italiano, una curatrice letteraria greca
(Margarita Emnimadi-Matalsi),  e traduttrici greche (Yoùla Bleta,
Metàfrase, e Ghioùla Mpreta) . La raccolta di poesie è accompagnata
dal testo greco tradotto (e riportato nella grafia ellenica). Di
Napolitano si può dire tutto – incluso l’aspetto solenne ricercato
attraverso una folta e ribelle capigliatura ed un’ altrettanto solenne
barba al vento – ma non che non sia un poeta ispirato e un ricercatore
di sensazioni messe a disposizione di chi legge. Un’opera originale
anche per lo stretto aspetto editoriale.

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“LA PALUDE, L’ORGOGLIO”. E’ un’opera prima, un libro che un professionista calabrese (ora in pensione) , l’avvocato Gino Minà, trasferitosi negli anni Sessanta del secolo scorso a Latina, dove è diventato anche giornalista, ha dedicato alla sua nuova Città di
elezione. Già il titolo rivela l’assunto, sintetizzato dal sotto-titolo “Breve panoramica sulla storia di Littoria-Latina”. In verità la brevità della storia narrata non deve confondersi con la
storia personale che Minà ha vissuto nel capoluogo pontino dove, cessata l’attività giornalistica di cronista giudiziario ha poi esercitato la professione di avvocato, concludendola con quella giudicante di G.O.T. (giudice onorario del Tribunale). Il libro si
muove agilmente nelle vicende cittadine, delle quali si sente non solo
narratore, ma anche partecipe percorrendo le vicende essenziali e
primarie dei suoi sessant’anni di nuova cittadinanza.

 

3 Febbraio, 2025 - Nessun Commento

SCOPERTI I RESTI DI UNA CHIESA NELLA VILLA ROMANA DI GIANOLA

 

 

 

 

 

di Salvatore Ciccone
Sulla riviera orientale di Formia, il promontorio di Giànola tramanda un ricco paesaggio stratificato dall’Antichità, sito di fascinoso panorama assimilato da una estesa villa romana tardo- epubblicana, attribuibile a Mamurra, il ricco cavaliere nativo di Formia, prefetto dei genieri di Cesare in Gallia e suo intimo amico. I ruderi più evidenti e suggestivi designati dalla tradizione sono la “Grotta della Janara” cioè della strega, riferita ad una scala voltata e il “Tempio di Giano”, diroccato durante il secondo conflitto mondiale, complesso edificio a pianta ottagonale sul culmine della villa, un ninfeo a grotta artificiale o “musaeum”.
Con l’area archeologica di proprietà del Parco Regionale Naturale Riviera di Ulisse, si è realizzato un primo intervento di recupero dell’edificio nel 2014-16, con progetto e direzione lavori di mia competenza architettonica, quella di ingegneria di Orlando Giovannone e la conduzione scientifica di Nicoletta Cassieri della Soprintendenza Archeologica: vennero riportati alla luce un settore e la sala centrale dell’ottagono, oltre all’avancorpo di collegamento con la villa dove sono emersi pregevoli frammenti scultorei quali teste ritratto e raffigurazioni mitologiche di una fase intorno al III secolo d. C.; inoltre sepolture e i resti di una piccola chiesa a tre navate con pitture parietali databili al IX secolo. Nel 2020 la chiesa è stata scavata in un ulteriore intervento della Soprintendenza sull’area.
L’importanza dei reperti altomedievali ha ispirato un convegno tenutosi sabato 25 gennaio scorso presso il Comune di Formia, organizzato con il concorso dell’associazione AIPU (Luigi Valerio) del Parco (Pres. Massimo Giovanchelli), della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (Sopr. Francesco Betori), dell’Istituto Centrale del Restauro (Cesare Crova), dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli (Federico Marazzi), con la partecipazione dei rappresentanti istituzionali e degli esperti. In esso si sono esposte le rilevanze nel campo dell’archeologia cristiana, risaltati i valori dell’intera area archeologica e prospettato le soluzioni per la conservazione e fruizione del monumento. La chiesa ingloba in parte strutture della villa romana, le quali sono da me state illustrate e consistenti in un ampio portico semicircolare che dal termine inferiore dell’avancorpo dell’edificio ottagonale abbracciava verso il mare uno spiazzo su due livelli connessi al centro da gradini.
Riguardo al titolo della chiesa, ora incognito, ho osservato sulle antiche mappe, che sul promontorio la torre di vedetta rivolta alla spiaggia di Santo Janni, oggi indicata “Torre Foce”, era chiamata di San Vincenzo. Ciò fa ritenere che la torre oltre il rio S. Croce o Fiume di Giànola, si trovasse dalla parte di una chiesa con quel nome: non poteva collocarsi presso il lido, dove ne è documentata un’altra appunto di San Giovanni. Nel “Codex Diplomaticus Cajetanus” due “bolle” pontificie del 1158 e del 1170 citano nella zona una di San Vincenzo “de plagia”, da intendere come “piaggia” in rispondenza alle all’ampio spiazzo rivolto al mare dove sono le sacre vestigia. Il Santo di Saragozza in Spagna fu martire nel 304 durante le persecuzioni di Diocleziano, protettore dal male e particolarmente dei poveri, ciò che avvalora l’ipotetica attribuzione per le umili sepolture intorno alla chiesa.
Il motivo di una chiesa in un sito solitario come questo è in generale di protezione dal male, qui ulteriormente giustificato nell’intento di purificare la reminiscenza di una divinità pagana: il promontorio remoto e selvoso anticamente chiamato “Janula”, richiama “Jana”, Diana dea della natura nei suoi aspetti misteriosi, invocata anche nelle pratiche magiche e perciò accomunata alle fattucchiere o “Janare”, qui proprio collocate dalla tradizione.

Didascalie delle immagini
1 – Planimetria dei resti della villa di Giànola, (CICCONE 1990-2018): in A cerchio rosso, i resti della chiesa altomedievale tra quelli del portico semicircolare; 1. edificio ottagonale c.d.
Tempio di Giano (musaeum); 2. canale ornamentale (euripus); B. basamento della Torre di Giànola. 3. cisterna ‘maggiore’-stanze di servizio; 4. quartiere invernale con acquedotto e
serbatoio (castellum aquae); 5. cisterna c.d. Trentasei Colonne; 6. scala voltata-ninfeo c.d. Grotta della Janara; 7. fontana a cascatelle; 8. area termale (balneum); 9. bacino marino e
scissura (natatio?).

2 – I resti della chiesa visti dall’ingresso verso l’abside, nell’ambito del portico semicircolare che si collegava l’avancorpo dell’edificio ottagonale, sullo sfondo.

3 – Il perimetro dei resti della chiesa visti dall’avancorpo dell’edificio ottagonale, verso la terrazza affacciata al panorama del golfo di Gaeta

23 Gennaio, 2025 - Nessun Commento

EX CARCERE DI S. STEFANO: UNA FUNIVIA IN LUOGO DEL PORTICCIOLO?

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Il Tavolo Istituzionale Permanente del CIS Ventotene  ha approvato la proposta di dare mandato a Invitalia a procedere con lo studio di fattibilità di una funivia da Ventotene a S. Stefano per superare le difficoltà di collegamento invernale in conidizoni di mare grosso. La funivia in soli 4 minuti, potrebbe collegare per 12 mesi  l’anno le due isole. La proposta della funivia è stata anticipata  dall’invio a tutte le amministrazioni interessate di una dettagliata relazione tecnica sulla fruibilità,  in collaborazione con Invitalia, soggetto attuatore dell’intervento. Si tratterebbe di un impianto ‘va e vieni’ di dimensioni  ridotte, con una o due cabine dimensionate per il trasporto di 12 persone alla volta, inesistenti emissioni acustiche e alimentazione prevalentemente a energia solare.
“Il Tavolo, alla luce di un lungo processo di valutazione durato anni, ha dovuto prendere atto che a causa delle pesanti prescrizioni contenute nei pareri della VIA e confluite nel decreto interministeriale MiC e MASE, con il tipo di approdo che sarebbe permesso realizzare, non si garantirebbe lo sbarco in sicurezza su Santo Stefano. Questo è contro gli obiettivi del Progetto governativo che intende realizzare qui un polo culturale, Museo e Scuola di Alta Formazione, fruibile a tutte le persone – ha commentato così Macioce, che ha poi concluso – Per questo, una volta che si è chiarita definitivamente la scarsa funzionalità dell’approdo, ho avviato una ricognizione di tutte le possibili soluzioni alternative e, tra queste, il collegamento tramite funivia”.

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