31 Maggio, 2016 -
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I GRAFFITI SUL TEVERE DI KENTRIDGE ARTE CONTRO BANCARELLE E IGNAVIA

Roma dovrebbe essere grata, dunque, ad un artista che si è speso al meglio e che ha realizzato anche una curiosità che si aggiunge al gigantesco patrimonio di storia e cultura di quella che è stata la Capitale del mondo intero. E, invece, che cosa è accaduto? Che è stata autorizzata una parata di bancarelle che, restringendo la banchina lungofluviale, riducono al visitatore la capacità di percepire ad adeguata distanza tutta l’imponenza delle varie figure effigiate grattando lo sporco e mettendo in luce il bianco della pietra sottostante. Una piccola e volgare operazione di bottega che ha involgarito un segno artistico proprio là dove poteva essere tranquillamente evitato. Ma non basta.
Kentridge non ha ricevuto neppure l'onore di una pulizia delle ripide e lunghe scale che conducono dal Lungotevere fino alla banchina. Per scenderle bisogna turarsi il baso, perché sono autentici orinatoi. Non solo:; appena si scende l'ultimo scalino, se non si sta attenti si rischia di essere travolti da una bicicletta o da un runner o da un jogger che percorrono numerosi la pista pedonale-ciclabile che inizia proprio dove finiscono le scale. Non è un solo cartello che indichi il pericolo. E infine: nessuno ha pensato che un’opera strana e importante come quella di Kentridge avrebbe meritato la spesa di qualche euro per istallare frecce direzionali e indirizzare i turisti e gli stessi romani in modo adeguato. Se non sai chi è Kentridge e che cosa ha fatto, non vedi nulla. Al Comune di Roma non frega niente. Che peccato!