14 Ottobre, 2026 - Nessun Commento

Latina la “città delle acque”. E delle piogge che la  allagano

Ricordate li vecchio quesito al quale è difficilissimo rispondere: è nato prima l’uovo o prima la gallina? Bene, le recenti piogge che hanno rotto settimane di secca anche a Latina, hanno richiamato alla memoria di chi a Latina ci vive la vecchia definizione che della nostra Città ne dette il povero architetto Paolo Portoghesi: la “città delle acque.” Quelle acque si riferivano alla palude dalla quale è sorta Latina, e dai canali, rii, corsi d’acqua che tuttora la connotano in varie zone del comprensorio.

Quelle due cose (l’uovo e la gallina e la città delle acque) sono ampiamente tornate di moda dopo le secchiate d’acqua che il cielo ci ha donato accompagnandole con formidabili tuoni che ci hanno svegliato di notte e costretti a non uscire di giorno. A proposito di uscire o non uscire: farlo sarebbe stato un azzardo perché la Città è rimasta vittima di allagamenti in diverse zone, e a vere e proprie lagune in corrispondenza dei marciapiedi. Un fenomeno ormai familiare a chi vive da queste parti. Ne sono scaturite polemiche tra cittadini e amministratori comunali. Le orecchie hanno fischiato molto alle orecchie dell’assessore all’ambiente, titolare dell’incarico di garantire l pulizia della Città, e di tutto ciò che dalla pulizia dipende. Perché sull’Assessore (ma anche su  tutta la Giunta comunale che è collegialmente responsabile, e sul Sindaco in primis, che dirige la Giunta)  sono piovute critiche e accuse . L’Assessore, per la verità, si è difeso: colpa delle caditoie ostruite dalle tonnellate di foglie secche che giacciono da più mesi sui marciapiedi e che sono state trascinate dalle acque torrentizie a intasare la caditoie. “Abbiamo oltre mille caditoie”, si è difeso l’Assessore “e pulirle tutte costa più di un milione di euro”. Ma pulirle è un compito che riguarda proprio lui per l’incarico che ha assunto liberamente. Ha insistito :”Gli spazzini (che, detto tra noi, servono solo a pulire l’isola pedonale con particolare riguardo per gli spazi occupati dai bar e loro dehors) fanno parte del servizio pulizia urbana. E qui cadiamo nell’altro guaio:  Embeh? Gli spazzini spazzano le foglie giacenti da mesi e mesi dappertutto nella Città (ormai detta “delle foglie morte”) . Ed è responsabilità dell’Assessore (e della Giunta, in testa il Sindaco) assicurare che svolgano la loro professione. Insomma, le scuse non possono scendere in campo, perché l’unico beneficio di quelle piogge è andato al Parco Falcone e Borsellino che, invece, di acqua ne vede poca. Assessore: è suo compito trovare i soldi e assicurare ilo servizio, altrimenti varrebbe la pena trasferirsi a Venezia durante gli inverni piovosi: e Lei perderebbe il posto.

13 Agosto, 2026 - Nessun Commento

GIARDINETTI: LE SEDIE NUOVE LASCIATE CUOCERE AL SOLE E L’AIUOLA GIA’ ESSICCATA

Altre due “perle” dai Giardinetti appena inaugurati: sabato scorso, 8 luglio, fu organizzata una serata in ricordo di Antonio Pennacchi, con palcoscenico, grandi discorsi di auto-presentazione della Sindaca, di un paio di assessori, di un giornalista, di amici e anche di Gianni Pennacchi, figlio dello scrittore, l’unico a dire qualcosa di concreto e in poche parole. A festa finita le sedie (appena comprate)  sono state smontate e accatastate ai piedi del palcoscenico. Sedie nuove. Le ho trovate ancora là, esposte al feroce sole di questa estate, a far cuocere la plastica di cui sono fatte, ulteriore costo aggiunto a quella cifra spropositata di circa 6,5 milioni di euro che è costato il “restauro” dei Giardinetti.

Di più: poco più in là delle sedie in cottura c’è una delle aiuole del giardino  appena “restaurato”: potete  vedere dalla foto che la aiuola appena impiantata è per più della metà già bruciata dal sole.    Un altro raffinato tocco in omaggio al “restauro” dei costosissimi Giardinetti. Tutto questo perché, e come?

 

11 Agosto, 2026 - Nessun Commento

DOPO  I “GIARDINETTI” VOGLIONO INGABBIARE ANCHE IL FUTURISTA PALAZZO DELLE POSTE?

Dopo l’ inaugurazione farsa (pardon: dopo l’inaugurazione falsa) dei “Giardinetti (un’opera pubblica costata quasi 6 milioni di euro e che avrebbe dovuto essere riconsegnata nel 2024), si è affacciata  sul palcoscenico di quel “teatro” che è diventata la gestione della Città,  una nuova ridicola richiesta. L’ha fatta la Società Poste Italiane (postale, finanziaria e assicurativa, cioè quasi un ente privato) . Ha avuto il coraggio di presentare al Comune di Latina  un progetto per “ingabbiare” il prestigioso (nonostante un già avvenuto scempio consumato da   Poste Italiane) a danno di un edificio futurista delle Poste provinciali progettato dall’architetto roveretano Angiolo Mazzoni, e considerato un capolavoro del Futurismo.

Poste Italiane, anziché presentare un progetto per eliminare lo scatolone di cemento armato, informe, con il quale abbatté sessanta anni fa la famosa scala dello tesso palazzo, scempiandolo, si è proposta di ingabbiare il Palazzo stesso dentro una ringhiera che incamera un ampio tratto del marciapiede lato piazza dei Bonificatori  e imbruttisce senza alcuna utilità ciò che resta del Palazzo.

A leggere i giornali, Poste Italiane avrebbe presentato al Comune  il progetto già con il parere favorevole del Ministero della Cultura (che avrebbe dovuto, invece, dire la parola finale e non esporsi in un assenso che precede anche quello della Città): una procedura che sembra voler dire: i padroni siamo noi e voi siete dei poveracci che debbono solo dire di sì.

A questo proposito l’architetto Ugo De Angelis, uno dei pochi che si occupano per vocazione di difendere l’assetto “antico” della Città , ha commentato così: “Sembra uno scherzo di cattivo gusto!, Questa è diventata la città degli steccati!” (dopo le famose,  odiose e inutili inferriate dei “Giardinetti). Per difenderci non so da chi! Certi sono talmente ossessionati che ne metterebbero uno anche intorno alla città, con quattro porte e ponti levatoi. Certo, allo scempio e al ridicolo non c’è mai fine!.”

Staremo a vedere cosa ne pensa il Comune attraverso la sua Commissione Cultura, la Giunta, il Consiglio e cosa ne pensa l’Ordine degli Architetti di Latina, che è ente pubblico che si fregia anche dei seguenti aggettivi: “ pianificatore, paesaggista e conservatore dei beni culturali “.

L’ossessione della sicurezza renderà forse l’edificio di Angiolo Mazzoni come una qualsiasi “casa da ringhiera” milanese?

 

Pagine:1234567...162»